Nuova Zelanda: Possedere la propria esistenza.


Infilate in uno zaino…scarpe da trekking, felpa e costume da bagno, superate l’ostacolo dell’ enorme distanza dall’Italia…. prendete un po’ di coraggio e il primo volo!

La sconfinata bellezza della Nuova Zelanda è pronta a mostrarsi ai Vostri occhi.

La Nuova Zelanda è uno di quei posti che una volta visitati… difficilmente si potrà dimenticare. Credo che sia questa la giusta premessa da fare, per accompagnarvi nel Nostro viaggio unico , distante e davvero “into the wild” alla scoperta della Terra di Mezzo. Lontanissimo dall’Europa, distante dall’Australia e racchiuso in un luogo a sé stante, formato da due grandi isole, North and South Islands, popolato da spiagge mozzafiato e paesaggi d’incredibile bellezza, sorge l’arcipelago della Nuova Zelanda, un paradiso naturale tra i più belli al mondo, una terra magica.. incontaminata, in cui l’uomo non ha avuto la meglio e la Natura ancora trionfa in tutta la Sua Maestosità. Questo micro mondo che si preserva nel tempo, sfoggia con vanità, meraviglie capaci di lasciare a bocca aperta anche il più navigato dei viaggiatori. Rapirà i vostri occhi e molto probabilmente prima di tornare sarete lieti di donargli…. anche un pezzettino del Vostro cuore. Che siate appassionati di Surf, Sup, Kayak, Rafting, Canoa o più “estremamente” di Paracadutismo, Parapendio, e tornando sulla terra ferma… di Mountain Bike, Bungee o Trekking…. la Nuova Zelanda, bagnata dal Mar di Tasmania e dall’Oceano Pacifico, attraversata da tantissimi fiumi , tra montagne dalle cime innevate, laghi cristallini e paesaggi da cartolina… saprà sconvolgervi ed onorare a pieno tutte le vostre passioni. Buona lettura e buon viaggio!

Lasciamo Roma il 18 Novembre per raggiungere Auckland, (passando per Dubai e Melbourne) 2 giorni dopo: il 20.

 

Il viaggio è impegnativo e nonostante il confort del ‘A380 Emirates… le ore di volo e il fuso iniziano a farsi sentire.

Ad aspettarci troviamo un amico e dopo aver ritirato bagagli, tavole, ed aver superato accurati controlli di dogana, lasciamo Auckland (che visiteremo come tappa finale del nostro viaggio) e ci dirigiamo a Raglan, una piccola e tranquilla cittadina sul mare, situata a 48 km dalla città di Hamilton, che sarà il nostro punto di riferimento.

Allontanandoci dal centro abitato… ancora storditi, la prima cosa che notiamo è il “verde” intenso che inizia a circondarci, il traffico si dirada e ben presto, tra il susseguirsi di una curva e l’altra, ci ritroviamo soli nella nostra auto a percorrere una strada che sembra sappia già di avventura.

L’arrivo nella baia di Raglan è suggestivo, raggi di sole sembrano spuntare fuori per darci il benvenuto, ci dirigiamo al porto ed infiliamo sotto ai denti uno squisito e croccantissimo Fish and Chips, che sarà il primo di tanti… compriamo del pesce appena pescato e prima di andare a casa, ci avviamo verso la Baia di Manu Bay dove, a dire del nostro amico, potremmo godere di un meraviglioso panorama. Ci si apre davanti agli occhi una vista mozzafiato… è difficile incamerare tutta quella bellezza.

Il verde brillante della vegetazione scende fino ad incontrare il vigoroso grigio della sabbia , che si estende per diversi km prima di spegnersi nel Blu dell’oceano. Impossibile non trattenere il fiato.

Non c’è scampo.

Percependo i colori intensi, i profumi e tutto quello che mi circonda… ho una fitta lancinante allo stomaco.

E’ la prima conferma che sarà un viaggio davvero “violento”.

 

Raglan è un piccolo gioiellino nota a tutti i Surfisti, oltre che per i Surf Shop e lo stile di vita “easy” molto amato da quest’ultimi, soprattutto per i Suoi numerosi Spot.. famosi e ravvicinati.

Qui troviamo Whale Bay, Manu Bay, Vortex Bay, più che spot sembrano quasi giostre, cavalcate da surfisti di tutte le età e sesso. Abbiamo scelto il posto giusto, dove fare base. L’indomani del nostro arrivo andiamo a scoprire il Point di Manu Bay. Qui le onde arrivano con regolarità, come se fossero comandate da uno strumento di precisione. E’ uno spot sinistro, lavora con onde che rompono a più di 300 metri dalla riva, con point brack e diverse sezioni . C’è da dire che la marea ovviamente influenza le condizioni, nel caso di Manu Bay lo spot lavora praticamente sempre tranne con picco di bassa, bisogna sapersi muovere.

Infilata una muta 4-3 il mio compagno Giordano entra e si fa la Sua prima sessione nel Mar della Tasmania, tra onde alte e martellanti.

La Nuova Zelanda è situata esattamente agli antipodi rispetto all’Italia, e mentre dalle nostre parti si accingeva ad arrivare l’Inverno, li tutti attendevano l’estate che si sarebbe fatta viva a breve. Nonostante la stagione calda in arrivo, la prima settimana il tempo non è stato clemente con Noi, spesso il cielo era coperto, piovigginoso ed alcuni giorni soffiava un vento fortissimo, solo alla vista dell’oceano rabbrividivo… L’acqua era gelida e la temperatura non invitava a slacciarsi neanche il primo bottone del cappotto, figuriamoci spogliarsi, infilarsi la muta ed entrare a surfare. Con quelle condizioni per niente confortevoli .. ho capito ed ammirato tantissimo la passione delle persone che si dedicano a questo sport.

Nei dintorni di Raglan c’è molto da vedere… i primi giorni ci siamo mossi, tra nord e sud sulla costa frastagliata, abbiamo iniziato a conoscere i vari spot ed ho avuto anche io, il primo appuntamento con quelle gelide acque.

Avevamo un “piano di viaggio” ma spesso ci lasciavamo trasportare dai consigli della gente del posto, ed è stato proprio grazie ad uno di questi che abbiamo raggiunto la meravigliosa scogliera di Te Toto Gorge. Arrivati lì tramite una strada sterrata ma curatissima (come la maggior parte delle strade della Nuova Zelanda) il sole iniziava a calare e la luce del tramonto si rifletteva sul mare dipingendo una lunga scia rossa, rossa come la terra di quelle meravigliose gole. Sembrava un posto segreto, incantato, come spesso accade visitando la Nuova Zelanda… eravamo soli. Le onde s’ infrangevano lentamente in un moto continuo ed instancabile, bagnando la riva con la loro spuma bianca, il vento soffiava leggero come ad accarezzare dolcemente gli alti fili dell’erba. In lontananza il mare e il cielo si fondevano creando un unico sfondo. Il sole calando tingeva il panorama di varie sfumature rosa, rosse, gialle e arancio, così come le nuvole… Mi sentivo in pace e così lontana dal resto mondo… è stato sicuramente uno dei tramonti più emozionanti della Mia Vita.

 

La Nuova Zelanda è natura. Natura selvaggia. Il contatto con Lei è fortissimo e spesso sfoggiando la Sua vanità in tramonti come quello, sembra proprio che voglia rivelarci la nostra impotenza al Suo confronto.

Ci siamo spinti anche nell’entroterra, visitando le meravigliose Bridal Veil Falls.

Per raggiungere queste incredibili cascate abbiamo camminato lungo un sentiero nel bosco, molto bello e suggestivo, sembrava di stare nella giungla. Curiosando tra le innumerevoli piante la prima cosa che abbiamo notato è il “Koru”, ovvero il germoglio della felce della Nuova Zelanda, che per i Maori abitanti delle isole simboleggia nuova vita, crescita, forza e pace. Dalla forma arricciata, a spirale, questo germoglio si erge verso la luce, e simboleggia “l’inizio di una nuova vita, all’insegna del bene e della speranza.” Conoscendo il Suo significato è impossibile non essergli devoti. La sorpresa finale dopo lo stupore, è la visione della cascata dall’alto, che diventa ancora meglio dopo i circa 200 gradini da scendere per raggiungere la base. Da lì, il salto nel vuoto dell’acqua da 55 mt di altezza.

Una volta ambientati a Raglan e in questa nuova realtà Neo Zelandese è giunto il momento di partire in scoperta della East Coast.

 

Uno dei migliori modi per affrontare questo viaggio, su consiglio di alcuni conoscenti, era noleggiare un camper vans e proprio a Raglan abbiamo avuto la fortuna di trovare la PiwiWiwi Surf Campervan and Car Rentals, gestita da due ragazzi giovanissimi e ovviamente surfisti.  I loro furgoncini erano a dir poco funzionali, un angolo cottura, un salottino che si trasformava in camera da letto con vista panoramica (tenendo le porte posteriori spalancate) un piccolo bagno con doccia e le cinghie strategicamente posizionate sul soffitto e dietro i sedili , per tenere ferme le tavole durante la guida.

 

Restiamo entusiasti e non vogliamo perdere altro tempo, in qualche minuto firmiamo i documenti, carichiamo le tavole, qualche sacca e il nostro trip ha inizio. Con mappa alla mano tracciamo il nostro percorso, superiamo Hamilton e ci dirigiamo a Rotorua, la prima sosta è Lake Okareka.

Arriviamo con il buio in questo piccolo lago nascosto dal resto del mondo, le lucciole sembrano farci strada, la copertura dei cellulari viene meno, così come il rumore e le luci della città poco distante, ci parcheggiamo sulla riva del lago, l’atmosfera è di nuovo incantata e ci addormentiamo così, incerti su cosa ci ritroveremo intorno al risveglio.

Come si suol dire il bello del viaggio NON è LA META… MA IL PERCORSO, beh.. mai come in Nuova Zelanda, ho ritenuto veritiera questa affermazione.

Non c’è un angolo di questa terra che non lasci increduli e disorientati. Ogni pianta, ogni fiore ogni montagna sembra siano messe lì appositamente da qualcuno per essere ammirati, lungo la strada a distanza di pochi km l’un dall’altro si trovano diversi Look Out, pensati apposta per fermare la macchina e godere del panorama pazzesco che ogni angolo sa offrire.

Il piccolo Trekking sulle rive del Lake Okareka al nostro risveglio non è stato da meno.

Ripartiamo alla volta di Gisborne, percorriamo 300 km tagliando l’isola da ovest ad est fino a raggiungere la costa, dove abbiamo il primo incontro con l’oceano… a più di 400 km dal nostro punto di partenza! Restiamo stupiti dal cambiamento del clima. Splende un sole meraviglioso che quasi brucia sulla pelle, l’aria è calda, mi affretto ad infilare pantaloncini e infradito. Anche i colori sono notevolmente cambiati rispetto alle spiagge che si trovano sulla West Coast qui il litorale è bianco e le onde sono contenute. Gisborne è una piccola cittadina situata nella Poverty Bay, molto commerciale, piena di negozi e abbastanza caotica, ci da quasi una scossa dopo le 24 ore passate a stretto contatto solo con la natura, ma decidiamo di sostare comunque qualche giorno per visitare le stupende spiagge della costa e riuscire a trovare qualche onda.

Visitiamo diversi Spot e Giordano riesce a fare un paio di sessioni e a godersi il Surf lungo le coste del pacifico, indossando questa volta una muta 2-3. Il Nostro SurfCamperVan si rivela una scelta più che giusta, lui ha tutte le comodità fronte spot e io posso godermi le evoluzioni dei Surfisti divertiti a cavalcare le onde e documentare il tutto comodamente seduta con una birra fresca in mano, nel Mio salotto a 5 stelle fronte mare.

Continuiamo a scendere verso Sud, visitiamo Mahia Penisula, una penisola praticamente disabitata, con spiagge caraibiche e mare cristallino frequentata più da mucche e pecore che dall’uomo, qui il mare è calmo e ci dedichiamo ad una bella Suppata.

Ci spingiamo fino Napier nella Hawke’s Bay, dove ci fermiamo una notte, per poi risalire nell’entroterra alla volta di Raglan, passando per il Lake Taupo. Quest’ultimo è un lago di origine vulcanica ed è il più grande per superficie del paese, nonché il più grande lago d’acqua dolce dell’intera Oceania. Mi sarebbe piaciuto trascorrerci qualche giorno in più, era un posto in cui si percepiva l’influenza Maori e il paesino di Taupo con il Suo porto e le Sue acque trasparenti, sembrava dar voce a qualcosa che veniva da molto lontano. Da una tradizione ormai meno evidente, ma non del tutto sparita.

Quella notte abbiamo dormito lungo le rive del fiume Waikato (il principale emissario del lago) in una sosta incredibile, dopo aver fatto una bellissima escursione alla ricerca delle terme naturali che si tuffavano nel fiume creando suggestivi giochi di vapore.

Ogni tanto, camminando lungo la riva, incontravamo dei temerari che lo risalivano in Kayak o sentivamo le urla di qualche coraggioso che faceva “il salto nel vuoto”, legato per i piedi, da una cinquantina di metri di altezza, probabilmente alla ricerca della stessa sensazione che provava l’acqua delle Bridal Veil Falls. La Nuova Zelanda è la terra del Bungee Jumping.

Torniamo a Raglan con gli occhi ancora pieni di bellezza e la magia neo zelandese ormai in testa, lasciamo il Camper e sostiamo due giorni , tempo di sostituire costumi e magliette con indumenti più pesanti. E’ il 1° Dicembre e stiamo per partire verso l’Isola Sud, che con meno di un milione di abitanti e gli splendidi panorami naturali, è stata anche protagonista di diversi film… i più famosi senza dubbio , la trilogia de “Il Signore degli Anelli” e “Le Cronache di Narnia”. Questa volta partiamo con il nostro amico e la Sua station wagon.

 

 

Percorrendo più di 500 km e guidando per più di 7 ore, raggiungiamo la punta meridionale dell’isola Nord, dove si trova Wellington.

Ci siamo fermati solo per una notte in un ostello in questa città, che tra l’altro risulta essere la capitale più meridionale del pianeta, nonché la più remota, in quanto la più lontana da qualsiasi altra capitale mondiale. E’ una citta vivace che sicuramente vale la pena visitare, l’indomani dal porto di Wellington ci imbarcheremo sulla Interislander, e raggiungeremo Piction, nell’isola sud.

Credo di aver già usato i termini stupore, meraviglia, sorpresa, incredulità, sbalordimento.. ma il viaggio tra i fiordi che conducono al porto di Picton, accompagnati dagli Albatros Reali che, con l’ausilio delle correnti d’aria.. planavano sul mare, tra un blu cobalto e una terra totalmente incontaminata… è stato molto di più… e parlarne, ancora mi dà i brividi.

E’ un viaggio che tocca l’anima.

Già dal traghetto potevamo ammirare in lontananza le cime innevate delle Alpi Meridionali da cui svettava imponente, il Mount Cook che con la Sua altezza di 3.754 mt sul livello del mare, regnava sovrano su tutta l’isola. Il nostro tragitto una volta sbarcati, prevedeva di scendere sulla costa est dell’isola, sostare presso il distretto di Kaikoura, per poi continuare lungo la costa occidentale costeggiando le catene montuose e visitare i numerosi laghi alpini che incontreremo lungo il percorso fino alla destinazione prestabilita: Queenstown. L’isola Sud rispetto a quella del Nord è sicuramente molto meno verde, la vegetazione cambia totalmente e la cosa che lascia senza fiato è che è possibile osservare l’orizzonte senza trovare alcuna traccia dell’uomo per sconfinati km.

Niente città, niente case, niente macchine. Solo prati, pascoli, coltivazioni e laghi.

Mentre costeggiavamo l’oceano per raggiungere Kaikoura, vedevo spuntare dall’acqua le pinne dei delfini e le foche che saltavano di qua e di la giocherellando prima di spaparanzarsi su uno scoglio al sole.

C’era un bel sole e la temperatura non era così aspra come temevamo, lungo questa bellissima strada ogni tanto spuntava un banchetto dove si potevano mangiare aragoste appena pescate e il paesino di Kaikoura aveva tutta l’aria del tipico villaggio di pescatori, che vivono in serenità e quiete assoluta.

Ci fermiamo per il pranzo e qualche scatto e ripartiamo verso l’entroterra alla scoperta dei laghi alpini. Il primo che incontriamo è Lake Tekapo un lago dai colori incredibili sulle cui rive si trova la pittoresca chiesetta del Good Shepard e in cui fa da contorno il fiore più incredibile che io abbia mai visto, ovvero il Lupinus che sorge a cespugli creando dei giochi di colori unici, il secondo è il Lake Pukaki.

Raggiungiamo questo lago dopo diversi km di cammino su una strada, come al solito sterrata. E’ uno specchio ai piedi del Re. il Mount Cook si erge davanti ai nostri occhi con il Suo imponente ghiacciaio. E’ maestoso e puro, se dovessi raccontare cosa sembrava rappresentare quella montagna è proprio la purezza, il silenzio, ma anche la sfida.. che dalla Sua altezza sembra lanciare all’uomo . E’ bello e spaventoso allo stesso tempo.. Giordano pagaiava con il Sup distorcendo l’immagine riflessa nello specchio d’acqua. In quel momento non esistevamo nient’altro che Noi.

Al calare del sole, raggiungiamo il Lake Wanaka, dove sosteremo per la notte. Il giorno seguente ci avviamo di buon mattino per il trekking che ci condurrà a 1.500 mt su una montagna dalla cui altezza potremmo godere dello splendido panorama del lago sottostate. Preparato uno zaino, dell’acqua, un kit di primo soccorso e molto spirito d’avventura, il cammino ha inizio. Salita, pascoli, erba, leprotti che corrono qua e là… e la cima di quella fantastica montagna …la nostra meta. Arrivati a metà percorso, più la guardavo e più mi ripetevo: “Non ce la farò mai” durante le ore che abbiamo impiegato, mi sono sentita più volte cedere le gambe e devo dire che se non ci fosse stato Giordano a motivarmi e stimolarmi, probabilmente sarei ancora lì a piagnucolare.

Spingersi oltre i propri limiti è qualcosa di straordinario, (e probabilmente a Lui le gare glielo hanno insegnato) nulla al mondo è stato appagante come raggiungere la vetta con il solo ausilio delle mie gambe e la vista una volta arrivati lassù è stata la miglior ricompensa che potessi desiderare, la stanchezza ha lasciato posto all’emozione e allo stupore che ho provato osservando quel meraviglioso paesaggio. Avrei pianto dalla gioia.

Durante la discesa, dopo aver terminato le riserve di acqua (non eravamo molto preparati) abbiamo scovato in alta quota un ruscello che sgorgava lungo le rocce. E’ stato come un oasi nel deserto, e vi assicuro che una volta assaggiata la purezza che la natura sa offrire ….non potrete più farne a meno. Quella finita a 1.500 mt di altezza è stata l’ultima bottiglia di acqua, comprata in Nuova Zelanda.

Dopo la fantastica esperienza vissuta, lasciamo Wanaka e proseguiamo il nostro itinerario.

Sulle rive del lago Wakatipu, nella bellissima regione di Otago nascosta o custodita da imponenti montagne sorge una città di nome Queenstown detta anche “Las Vegas degli Sport Estremi” e proprio in questo posto, tappa finale del nostro trip al sud, abbiamo deciso di trascorrere dieci giorni della nostra vacanza.

Queenstown è la capitale mondiale del divertimento, è una città conosciuta da molti per la possibilità di praticare sport estremi, è piuttosto piccola, ma c’è un aeroporto internazionale degno di una metropoli, immaginate l’affluenza di turisti che decidono di visitarla da tutto il mondo. Uno dei tanti lati positivi della Nuova Zelanda, come detto nell’introduzione, è che offre tantissimo, la mattina puoi svegliarti e decidere se scalare una delle sue meravigliose montagne, riscenderle in Mountain Bike, fare una Suppata nel lago oppure raggiungere il picco di adrenalina con un lancio in tandem o un bungee, e Queenstown è pronta a soddisfare qualsiasi esigenza e a fornire con i numerosi negozi outdoor, qualsiasi tipo di attrezzatura sportiva necessaria.

 

Era ormai metà Dicembre, Il cielo era sereno e splendeva un bellissimo sole… a chi non capita di guardare il cielo in una giornata come quelle e pensare… è lassù che vorrei stare…? Chi non vorrebbe saper volare? Beh noi in quel posto potevamo farlo veramente…

trasformare il sogno in realtà, correndo giù da un pendio fino ad essere sollevati da una grande ala (che si sviluppava orgogliosa sopra la nostra testa) e iniziare il volo su un altalena sospesa… sfruttando le correnti termiche ascensionali. Un’altra grande esperienza vissuta in questo viaggio, come avrete capito, è stata il volo con il parapendio, libertà, emozione, stupore, gioia, un pizzico di adrenalina e un panorama mozzafiato.

 

I dieci giorni a Queenstown, sono stati davvero pazzeschi!

Tutto nei dintorni era da esplorare, abbiamo noleggiato le Mountain Bike e pedalato per sentieri estremi di svariati Km, raggiunto punti inesplorati e camminato per ore e ore lungo trekking di alta quota tra sassi, pecore, fiumi, crepacci e silenzio. Abbiamo caricato i Sup in macchina e pagaiato fino a scoprire, una ad una, tutte le meravigliose isolette del lago Wakatipu dalle acque limpide e cristalline .

La sera rientravamo a casa distrutti, ma pronti a ripartire giorno dopo giorno, per una nuova avventura, perché quello che ti regala un posto così valeva davvero la pena di essere vissuto al 100%.

Trascorse poco meno di due settimane, lasciamo a malincuore Queenstown, e decidiamo di rimanere ancora qualche giorno nella regione di Otago, passiamo per Dunedin, e arriviamo fino alla penisola, dove Giordano avrebbe potuto surfare e cavalcare le grandi e lunghe onde che la contraddistinguono. Qui si trova Sandfly Bay rifugio di pinguini e foche e favoloso spot, molto meno affollato rispetto agli altri della zona. Risalendo sempre lungo la costa (alla continua ricerca di onde) facciamo tappa a Christchurc, una città incredibile che ancora porta i segni del terremoto da cui è stata colpita nel 2011, anche quest’ultima offre diversi Spot per il Surf e prima di risalire definitivamente fino a Piction per tornare al Nord, Giordano è riuscito a fare diverse sessioni tra Te Oka Bay e Taylors Mistake.

Nel nostro trip verso sud abbiamo percorso in totale più di 2.500 km.

 

Una volta rientrati a Raglan ci siamo concessi come ultima esperienza, una bella suppata nella sua laguna che con la bassa marea si trasformava quasi in un paesaggio lunare, abitato da meduse, granchietti, razze e tantissime specie di uccelli.

Ormai è il 20 Dicembre e il 23 ci attente il lunghissimo volo che ci riporterà in Italia, tra freddo e addobbi per il Natale imminente.

Abbiamo trascorso gli ultimi due giorni della nostra vacanza ad Auckland, città metropolitana che conta oltre 1,4 milioni di abitanti. Qui sorge uno dei porti più suggestivi al mondo, un bellissimo ponte e la fantastica Sky Tower (che in seguito, abbiamo scoperto rappresentare, una siringa che punge il cielo). Questa città sorge su colline vulcaniche e tra le cose da non perdere c’è sicuramente una visita al Vulcano spento di One Tree Hill che permette una vista mozzafiato sull’oceano e per gli amanti dell’arte, la Sua bellissima e ultra moderna Art Gallery. Noi per non perdere il ritmo, ci siamo anche regalati l’ultimo trip Cost To Cost. Abbiamo percorso 16 km a piedi , camminando dalle rive del Mar della Tasmania, fino a quelle bagnate dall’Oceano Pacifico…..

 

 

 

Info utili:

Cosa visitare: in ogni città è presente un “i SITE” è un punto di informazioni turistiche, dove troverete risposta a tutte le vostre domande.

Per dormire: la nuova Zelanda è piena di Motel e Accommodation /Ostelli per Backpackers, non c’è bisogno di impazzire con mille prenotazioni on-line,basterà girare un po’ in loco e scegliere la giusta via tra confort e convenienza!

Surf spot e meteo: www.windyty.com , www.swellmap.co.nz

Ringraziamenti: Prima di tutti “il nostro amico” Stefano Gigli , il “Guru”, che con i Suoi racconti su questa terra lontana, ci ha fatto sognare e ci ha spinti a visitarla, e che nonostante la nostra diversa concezione di vita, è un uomo che stimo moltissimo.

Matt Taggart uno dei patron della O Zone, la Sua bellissima moglie Rebecca e le loro figlie, per la grande ospitalità che ci hanno riservato a Raglan.Domenique, Robert e tutti i ragazzi del Team O Zone che sono stati cordiali ed ospitali per tutto il nostro soggiorno e con cui è nata una bella amicizia, Margot and Rob Gillard la nostra nuova famiglia Neo Zelandese… e infine il mio compagno d’avventura Giordano BC.

Oltre a ringraziarvi per il tempo che avete dedicato alla lettura del Mio articolo, voglio lasciarvi con questa citazione che ho letto sulla maglia di Stefano, il giorno in cui per la prima volta, stavo per provare l’emozione del volo e che mi ha accompagnata per molto tempo:

“Spingendo quotidianamente i nostri limiti riusciamo, a piccoli passi, a superare le paure che ci vietano il possesso della nostra esistenza”

Io, anche grazie a questo viaggio, ho superato molte delle Mie paure e ora ho capito, cosa significa possedere la nostra esistenza fatta di emozioni e attimi vissuti.

Vi auguro che possiate fare lo stesso.    

 

 

 

 

 

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