Indocina 2016. Un Viaggio Infinito.


 

Esattamente un anno fa a quest’ora, ero in partenza per uno di quei Viaggi, che già sapevo  mi sarebbe rimasto dentro per una Vita intera.

Un mese in giro per l’Indocina con lo zaino in spalla, tra Thailandia, Vietnam, Laos e Cambogia.

Un mese in cui ogni mattina mi sono svegliata con un orizzonte diverso davanti agli occhi,

Un mese in cui la vera meta,  è stata quella di riuscire a godermi il viaggio stesso.

Ricordo la Cambogia,  il suo triste passato,  visto  con i miei occhi nelle carceri e nei killing field, un  popolo sterminato dal genocidio,  in contrapposizione con la meraviglia dei templi di Angkor.

Due emozioni così forti e così in contrasto tra loro.

La prima da lasciarti senza fiato per lo stupore, la seconda che arriva come un pugno dritto nello stomaco, per la crudeltà.

Non  mi sono mai sentita di raccontare la Cambogia, nascondo sempre dei brividi sulla pelle quando ci ripenso.  Quello che  ho vissuto in questa terra, è qualcosa di così intimo e profondo… che niente, se non “viverla”  credo renda l’idea.

I villaggi sul fiume, le altissime capanne di bambù,  i sorrisi dei bambini che meno giocattoli colorati possiedono e più sembrano sorridere.  Chissà se qualcuno di loro, ha ancora uno dei miei bracciali, stretto al suo piccolo e magro polsino.

Ricordo il Vietnam,  le grandissime, caotiche e luminosissime città del Sud.. è scesa un po’ di delusione sul mio viso per non aver trovato più nulla di autentico, ma soli grandi metropoli, palazzi, locali e fast food, costruiti su misura dalla globalizzazione, costringendo tutti , nolenti o volenti, ad adattarsi a quei ritmi.

Le cose sono cambiate quando ci siamo spostati al nord, quando viaggiando tra autobus e treni,  come la gente del posto ,ci siamo lasciati alle spalle le grandi città. Le lanterne di Ho-Ian, i desideri espressi lungo la riva di quel fiume, i segreti confessati … che immagino ancora lì, a galleggiare in quella cittadina tranquilla e colorata, dal clima fiabesco. Le corse in bicicletta tra le risaie, l’aria nuova e fresca sul viso.

L’arrivo a Sapa è stato come tornare a respirare, gli orizzonti sconfinati delle Sue risaie, il cibo cucinato in un casa di Vietnamiti, la notte passata in un villaggio sperduto raggiunto dopo ore di trekking e…  le stelle!  (che non mi sono mai sembrate così vicine alla terra, come in quel posto. )

Del Laos ricordo lo scorrere lento del tempo, proprio come citava Terzani in uno dei suoi libri, la fine di un Viaggio che segue il corso di un fiume,  il Mekong dalla riva al delta e poi ancora alle sue rive, sempre presente come a  scandire passo -passo l’andamento del nostro Viaggio. Ricordo i monaci, la loro sgargiante tunica arancione a simboleggiare la rinuncia ad una vita di piacere, i loro sguardi, che posandosi sulle mie gambe abbronzate, mi mettevano sempre un po’ di soggezione.

Dell’Indocina ricordo  gli odori… spesso nauseabondi, il cibo cucinato per strada, i mercati, i colori, il caos e il silenzio assoluto, ricordo i volti delle persone, i denti che mancavano nei sorrisi degli anziani, ma che erano comunque bellissimi.

E’ stato un viaggio che volevo fortemente, ma non come un oggetto,  che si desidera e  al quale non si da più valore una volta posseduto, no. E’ stato qualcosa , iniziato nell’immaginazione ancor prima della partenza e che non è terminato  una volta fatto ritorno. Un esperienza vissuta che si è trasformata in consapevolezza e che ancora oggi continua a vibrare dentro di Me.

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